Il treno riparte lentamente, San Bendetto V S dice il cartello della stazione. Il vagone è caldo, quel caldo che addormenta. Una persona con una giacca arancione attraversa i binari. Dall’altro lato un magazzino, è fatto a capanna, sembra quella del presepe. Sul tetto spiovente qualcuno, forse qualche ferroviere, ha appeso una fila di lucette colorate e una scritta Auguri che si illumina di rosso. Il treni accelera, si lancia in discesa, rotola via tranquillo. Alzo il volume della musica e aspetto casa.
«Vietato attraversare i binari»
Questa cosa la sanno anche i sassi, è pericoloso e non si deve fare. Fa parte di quelle regole che impari a rispettare, tipo non usare la corsia di emergenza per sorpassare oppure non passare davanti in una fila di persone. Poi però capita di essere costretti ad infrangerle, le regole, come in stazione a Bellaria, stazione che ha solo due binari e nessun sottopassaggio, e allora sei costretto a zampettare tra i binari; e niente, lo faccio, però ecco, mi sento un po’ sporco dopo.
[mcalamelli]
Avrà qualche anno meno di me, la barba ben fatta, i capelli corti senza sbavature, per bagaglio un borsone verde militare. Parla al telefono è già la seconda telefonata, mi metto ad ascoltare mentre aspetto che arrivi il treno, si lamenta di quanto ci vuole a ritornare a casa, domenica alle 23 deve essere di nuovo in caserma. Parla con la fidanzata si capisce dal suono della voce, più dolce rispetto alla telefonata ai genitori di qualche minuto prima, più asciutta, solo un orario per farsi venire a prendere alla stazione e un “ciao mamma”. Ha la faccia affilata e le braccia muscolose, aspetta le sue poche ore di libera uscita, solo un tuffo rapido nella vita del paese, una birra con gli amici e un film con la fidanzata.
C’è il sole a Verona, sembra quasi primavera, finisce la telefonata con bacio, il nostro treno arriva lento e lento riparte verso sud.
*
Apr
03
La vecchia automotrice rallenta un poco, nell’aria si diffonde un intenso aroma di caffè, quando la torrefazione lavora si sente nell’aria, se vai a Siena in auto si sentire anche dalla strada più sopra, ma da quaggiù, su quel piccolo trenino si sente ancora meglio.
Chiudo gli occhi e lo assaporo, come farei con una tazzina al bar, mentre la stazione passa lenta.
Il treno non si ferma più qua, tira dritto, come se dovesse scappare da quei capannoni brutti. Sulla sinistra il vecchio silos per la produzione di liofilizzati si fa più grande, mi ricorda che casa è vicina.